La Sicilia raccontata da seicento cinegiornali

Generosa e martire, «isola del fuoco» ma anche «cantiere di speranze», brulicante di vita e tradizioni. Offre scorci e vedute simili a set cinematografici. Eppure è tutta reale. E la sua storia è stata a lungo raccontata dalla macchina da presa. È la Sicilia, «mitica» e «gloriosa», descritta attraverso lo sguardo, spesso in bianco e nero, dell´Istituto Luce. Ottocentotrentatrè filmati, ovvero 613 cinegiornali, 124 documentari e 96 video di repertorio, raccontano storie e luoghi di un passato, in fondo non tanto lontano.

Curiosando, si scopre così che il primo progetto del Ponte sullo stretto fu immortalato proprio da queste cineprese. Presentato nel 1953, il documentario Un ponte tra la Sicilia e il continente recita: «Il progetto, che unisce Ganzirri, in riva al lago siciliano, a Punta Pezzo, sulla costa calabra, forse è destinato a chiudere positivamente 80 anni di proposte e discussioni. Preventivo 36 miliardi, finanziamento privato per il 40 per cento. Non è il traffico che fa la strada, è stato detto, ma è la strada che fa il traffico. E i turisti potranno godersi i loro quattro passi sopra questo incantevole mare».

Cronaca di allora, ma anche di oggi. La Sicilia descritta dall´Istituto Luce segue, con un ritmo puntiglioso e implacabile, il succedersi degli eventi. Dal fascismo alla ricostruzione, dalle tradizioni popolari alle manifestazioni solenni. C´è la guerra con le sue devastazioni ma ci sono anche le speranze di un´economia in continuo movimento.

«Dalle patriottiche popolazioni maggiormente provate dalla malvagità anglosassone – recita il filmato Il Re Imperatore in Sicilia del 1941 – le entusiastiche accoglienze di Palermo». Il video descrive i palazzi sventrati dalle esplosioni nel capoluogo ma anche a Caltanissetta, Enna e Catania. Una documentazione sensazionalistica impregnata di propaganda. L´obiettivo è tenere alto il morale di un popolo già vessato. «Sotto l´insidia e l´offesa del nemico i ferrovieri italiani si battono con intrepida fede per assicurare il funzionamento del servizio ferroviario. In Sicilia essi hanno messo l´elmetto del combattente. Ammirabile senso del dovere, dal più alto al più umile dei gradi» (da Ferrovieri eroici – Giornale Luce del 1943). La guerra viene raccontata in base alla potenza vincitrice e ogni battaglia o disfatta risuona nel documentario come una straordinaria testimonianza. Dal Documento eccezionale sull´opera della Regia Marina nello sgombero della Sicilia (Giornale Luce – 1943) all´Occupazione dell´aeroporto di Palermo fino ad arrivare ai vari servizi sullo sbarco nell´Isola immortalando, a questo punto, i nuovi eroi come Roosevelt o Patton.

Dagli orrori della guerra alla speranza della ricostruzione: «Il nome di Palermo viene da Panormos che vuol dire tutto porto. L´Italia e la Sicilia vogliono che Palermo faccia onore al suo nome e che torni ad esser fervida e produttiva come la natura che la circonda». Queste parole che accompagnano il ministro Tupini a Palermo nel 1948, in visita per dare inizio al nuovo piano di ricostruzione della città. Ampio spazio è dedicato anche a Messina: «Città martire. L´ha sconvolta la terra nel famoso terremoto, l´ha sconvolta il cielo durante l´ultima guerra. Anche la cattedrale ha pagato, come tutta la Sicilia generosa…Anche il porto è stato per anni un bersaglio. Adesso risorge. Cantieri di lavoro che sono quasi un simbolo della fervida Sicilia che è tutta un cantiere di speranze» (1947).

La Sicilia degli anni Trenta è ancora rurale: ci sono i pastori da Scene siciliane. Pastorale, canterini etnei del 1931, ma anche i minatori de Le cave di calcare, poi ci sono i balli tipici come Tarantella ma anche le feste popolari come Noto. La caratteristica festa del mandorlo. La vocazione alla coltivazione degli agrumi, poi, viene più volta citata all´interno dei servizi dell´Istituto Luce, anche in diversi periodi: da La raccolta degli aranci e limoni in Sicilia del 1933 a Ricchezze del suolo italiano. Santa Teresa di Riva (Sicilia). Il raccolto dei limoni del 1934 fino ad arrivare a L´oro della conca del 1964.

Negli anni Quaranta, forse anche per cancellare le brutture della guerra, si dedica grande attenzione al folclore. Questo è il caso de La costruzione e la decorazione dei famosi carretti folcloristici (1946), in cui «scultori che non hanno mai frequentato accademie intagliano con buon gusto le cornici a rilievo Anche le ruote hanno graziosi disegni policromi. Girando nel sole daranno quasi un effetto di caleidoscopio. La pittura è ingenua ma piacevole e viva».

Ma i toni dei filmati, nonostante il fascismo sia rimasto alle spalle, appaiono ancora epici: «Pescatori sullo stretto di Messina. Scappa Scilla, si vuole evitare Cariddi. Navigano sul filo della corrente evitando i mostri leggendari, alla ricerca del pescespada, un mostro dalle proporzioni più tascabili. Dalla vedetta parte il classico grido “U piscispada”, il dado è tratto! L´organo gustativo del pesce ha smesso di gustare. Invece di gustare il pesce sarà gustato. Congratulazioni alle forchette che sulla mensa duelleranno contro questa spada». (Dalla Sicilia Pesca del pescespada, 1946). Ironia a parte, non mancano filmati dedicati all´Etna e le amare considerazioni su una terra ricca di complessità: «Colonne del cielo, chiamavano l´Etna i poeti, ma il cielo in questi tempi, è con noi avaro di misericordia. Gli abitanti dei villaggi si apprestano all´esodo, negli stessi giorni in cui altri esodi si compiono da altre città di Italia. Gli italiani hanno abbastanza sofferto, purtroppo non spetta agli uomini di dire basta alle prove. Ma se abbiamo commesso errori quando cesseremo di espiarli?» (Natura indomita l´Etna in eruzione, 1947).

La Sicilia viene descritta come una terra dalle mille potenzialità, messe in luce attraverso le sue industrie, anche se ancora ai primordi. In Autarchia (1940) vengono raccontate sia le piantagioni di cotone, «l´oro bianco», che la scoperta di «una delle più grandi sorgenti di anidride carbonica in Sicilia. Da questi laghetti ne sgorgano quattromila metri cubi al giorno che presto saranno captati per uso industriale». Senza dimenticare il problema della disoccupazione: «L´alto commissario onorevole Selvaggi ha visitato le miniere di zolfo. Miniere di zolfo, grande risorsa siciliana grande problema siciliano. Il problema è di assorbire la disoccupazione creata dai giacimenti a bassa resa. Da una parte un deficit gravoso, dall´altro la sofferenza dei disoccupati. Lo stato deve evitare la chiusura di queste imprese. Selvaggi ha distribuito viveri ai minatori, i protagonisti dei più duri dei lavori. Mangeranno la carne le buone cose che vedono così di rado ma soprattutto rincaseranno con la speranza che l´alto commissario li tutelerà contro la fame di domani» (1947).

Una Sicilia, dunque, che pur tra mille difficoltà cerca di essere autosufficiente. «Noi difenderemo un progetto di una confederazione di stati italiani sul tipo nord-americano – dichiarava Finocchiaro Aprile ai microfoni dell´Istituto Luce nel 1946 – Ciascuno stato potrà governarsi liberamente da sé. Alla Sicilia è stata promessa l´autonomia. Non ci basta, vogliamo l´indipendenza».

E la politica, con le sue novità post-belliche fa da padrona: «Sventola sui nove secoli dell´ex palazzo reale di Palermo la bandiera d´Italia. Sta per inaugurarsi il parlamento siciliano. Prima attuazione concreta di autonomia regionale nell´indissolubile unità del paese» (Dalla Sicilia: il parlamento regionale, 1947). L´obiettivo è ristabilire l´ordine e la legalità. Così, ad esempio, in Lampi sulla Sicilia: lotta al banditismo (1947) viene descritta minuziosamente la caccia al bandito Giuliano: «Montelepre, paese nativo di Giuliano, villaggio del silenzio. Pare che il bandito si volatilizzi in quest´area ronzante di canicola e scompaia come i ramarri tra le pietre. Anche i muli, anche le vie deserte sono complici di Turiddu».

Reportage ante litteram, i filmati degli anni Cinquanta descrivono il fermento dell´industrializzazione e dell´ammodernamento: «Si lavora ad Ancipa dove una diga costruita dall´ente siciliano di elettricità trasformerà le acque del Simeto in cespiti di energia. Nuova luce e forza nella terra del sole. Finora la Sicilia chiedeva molti chilowatt al continente. Adesso se li produrrà da sé (Sicilia d´oggi, 1953). Ci sono le prime ricerche petrolifere: («È la prima perforazione a grande profondità. Gli indizi sono favorevoli. La terra del fuoco manterrà la sua promessa» (1953), ma anche le prime polemiche, raccontate in una inchiesta di ben 8 minuti, Inchiesta cinegiornalistica sulla industrializzazione della Sicilia, 1955: «L´industrializzazione dell´Isola è uno degli obiettivi dell´autonomia regionale – dice il filmato – alzare il livello di vita e assorbire manodopera femminile. Rafforzare negli strati sociali il giusto senso della personalità umana. Ma la Sicilia rimane la Regione a più alta percentuale di non occupati. Le iniziative sono ancora opera di pioniera».

Attraverso i filmati dell´Istituto Luce si ricostruisce la storia della Regione e dei suoi protagonisti: dalla Fiera del Mediterraneo all´elezione di Miss Sicilia, dalla storia del Banco di Sicilia alla Cassa di risparmio fino ad arrivare all´industria elettronica dal «sapore avveniristico – con – in embrione, il mondo di domani».

Fonte Adriana Falsone – La Repubblica 

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