A Taormina otto tele del 1600 restaurate

Ritorneranno nella chiesa di San Giuseppe, a Taormina, da dove sono partite tre anni fa per essere sottoposte a restauro. Un ciclo pittorico di otto tele raffiguranti le “Storie della Vergine”, datate 1660, ma di mano ignota (anche se gli storici dell’arte indicano la scuola Fiamminga), sono state restaurate dal Centro regionale di Palermo. Dopo tre anni di lavoro – indagini diagnostiche, radiografie, pulitura, restauro delle parti danneggiate, sistemazione su un supporto innovativo che ne permettera’ il monitoraggio – di un pool di tecnici guidato da Franco Fazzio con la consulenza dello storico dell’arte Maria Pia Demma, le tele ritornano nella loro sede originaria. Venerdi’ alle 16,30, nella chiesa di San Giuseppe, a Taormina e’ stata organizzata una tavola rotonda per presentare il restauro alla citta’. Gli otto dipinti, esposti originariamente sulle pareti laterali della chiesa, raffigurano: la “Nascita di Gesu'”, “Visita di Maria ad Elisabetta”, Annuncio dell’Angelo a Maria”, “Sposalizio della Vergine”, “Assunzione della Vergine in cielo”, “Riposo durante la fuga in Egitto”, “Presentazione di Gesu’ al Tempio”, “Adorazione dei Re Magi”. Questa sequenza non rispetta la successione cronologica dei fatti, ma il loro originario ordine espositivo. Le “Storie” sono quasi tutte ispirate al Nuovo Testamento e in particolare ai Vangeli di Luca e Matteo, tranne lo “Sposalizio” e l'”Assunzione” noti attraverso i Vangeli Apocrifi e la Legenda Aurea. Degli otto dipinti, sei sono stati realizzati dalla stessa mano e sono datati 1660, altri due – Sposalizio e Adorazione dei Magi – sono del 1699 e si differenziano tecnicamente dai precedenti.
Le tele mostrano una grande cura dei particolari, anche minuti, una predilezione per gli sfondi – quasi sempre Taormina, inquadrata da vari punti di vista – e l’impiego di una tecnica che riconduce di certo ad artisti fiamminghi giunti in Italia sulla scia del fascino rinascimentale. Gli storici hanno rintracciato una fonte iconografica importante nella raccolta di 153 incisioni con didascalie delle “Evangelicae Historiae Immagines ex ordine Ecangeliorum” del padre gesuita Jerome Nadal, rettore del Collegio dei Gesuiti di Messina, illustrata da artisti fiamminghi come Karel de Mallery, Adriaen e Johan Collaert, e soprattutto dei fratelli Wierix. Le indagini hanno mostrato che le tele sono state collocate nella chiesa di San Giuseppe dopo l’ aggiunta del coro (meta’ ‘900) per riempire le specchiature vuote della navata: sono state probabilmente realizzate, quindi, per la primitiva chiesa della Compagnia di Gesu’ e solo in seguito sistemate a San Giuseppe.

Fonte  AGI

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