La Riviera Jonica fuori dal percorso di…vino

Sarà un annata da dimenticare quella del 2007 per la vendemmia in Sicilia. Il caldo torrido dell’estate e i capricci climatici di questo inverno non hanno risparmiato nemmeno le colture siciliane. Ed anche i piccoli produttori  della nostra riviera quest’anno devono fare i conti con le intemperie. In tutta la provincia di Messina gli esperti parlano di un 35% di vigneti rovinati. Ma in certi casi la percentuale arriva anche al 50%. Alle cause climatiche si è aggiunto anche l’attacco della Peronospora, il fungo che attacca i grappoli rendendoli inutilizzabili. La Confederazione degli Agricoltori siciliana parla di calamità e già si preannunciano richieste di danni. Oltre il 50% della produzione è andata perduta. Si tratta dunque di un grave danno economico per gli imprenditori del settore. Nei paesi della nostra riviera non sorgono grossi impianti, nè tanto meno cantine o etichette importanti. Eppure non è certo un problema di qualità o di quantità. Le colline e le caratteristiche climatiche dei nostri paesi non hanno nulla da invidiare ad altri territori della provincia dove invece si registrano importanti etichette. Su internet , il sito http://www.stradadelvinomessina.it segnala tutti gli itinerari ed i percorsi da seguire per gli amanti del vino nella provincia di Messina. Tre sono i percorsi indicati: percorso Mamertino, percorso Faro e percorso Malvasia. Ovviamente la riviera jonica messinese non è inserita in nessuno dei tre. Nessun paese delle valli comprese tra Capo Scaletta e Capo Sant’Alessio merita un posto nelle strade del vino della provincia messinese. Peccato. Eppure noi tutti siamo consapevoli del fatto che dall’uva prodotta nelle nostre vallate si realizza un ottimo ed apprezzato vino. Quello che manca è la certificazione. Forse sarebbe il caso di avviare anche per il vino della nostra riviera lo stesso processo di promozione e di salvaguardia avviato egregiamente da qualche anno per il limone Interdonato. Il vino non è solo agricoltura, ma anche gastronomia e turismo. Negli ultimi anni i fondi pubblici destinati all’agricoltura sono serviti quasi spesso per realizzare agriturismi. Peccato però che il più delle volte si tratta di agriturismi “fantasma”. Esistono solo sulla carta. Non creano posti di lavoro, non creano posti letto. Milioni di euro che dovevano servire al settore agricolo sono stati spesi in mattoni e cemento. È pur vero che molte strutture sono state ben avviate e funzionano egregiamente. Ma si tratta, ahi noi, di poche eccezioni. Forse oggi è giunto il tempo di cambiare le politiche di sviluppo agrario: meno agriturismi e più produzione agricola. Forse è giunto il momento di aiutare chi effettivamente in campagna ci lavora e non chi ci vuole solo speculare realizzando mega strutture con piscine lussuose in mezzo a distese di rovi secchi e agrumeti abbandonati. Più terreno coltivato significa anche meno rischio incendi, più fatturato per le imprese agricole e quindi più posti di lavoro. Non ci resta che augurarci che i nostri amministratori comincino ad imparare dalle altre realtà presenti nella nostra provincia senza guardare troppo lontano. Se invece tutto rimarrà così come è adesso, probabilmente anche qui succederà quello che è successo in altre parti della Sicilia. Forse un giorno succederà anche per il vino quello che è successo per altre nostre risorse (vedi acqua Gerasia di Alì). Capitali stranieri  compreranno un intera vallata ci “ruberanno” il sole e l’aria e produrranno magari un vino DOC con mezzi e personale specializzato forestiero. Noi poi andremo al supermercato a comprarlo finanziando aziende del continente e contribuendo, nostro malgrado, ad impoverire l’economia del nostro territorio.

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