Piccola Gallodoro , paese più indebitato d’Italia

Triste primato per il piccolo centro ionico guidato dal sindaco Domenico Lo Monaco.

Sei milioni e mezzo di debito diviso quattrocento abitanti: è di sedici mila euro il debito che ogni residente di Gallodoro si porta sulle spalle. Nessun altro paese in Italia è messo peggio. Una situazione tanto difficile che nemmeno il primo cittadino sa come risolvere . Lo stesso Lo Monaco infatti, in un intervista a La Repubblica del 14 agosto confessa che «La situazione è peggio del previsto». Aumentata l’Irpef, l’Ici, l’acqua e la spazzatura. Tagliati i servizi di assistenza agli anziani. La vita a Gallodoro costa molto più che negli altri paesi jonici. Ma di chi  è la colpa? Di una strada. Mai ultimata ovviamente. La strada che avrebbe dovuto collegare Gallodoro a Letojanni. Un finanziamento astronomico di 18 miliardi di lire erogato nel 1987  da quella che fu la vecchia Cassa del Mezzogiorno. Cominciano i lavori fin quando non arriva la classica variante al progetto che richiede ulteriori finanziamenti che però la Regione non è più disposta ad erogare E così, nessuno sa bene perché , ma i lavori sono stati interrotti. La ditta ha fatto causa ed il collegio arbitrale ha condannato il Comune a pagare i famosi 6 milioni e mezzo di euro. Insomma, davvero un classico siciliano. Una cattedrale nel deserto, inutile, brutta da vedere e per giunta incompleta. L’illusione di vedere realizzato nel proprio paese un’opera che contribuisca a progredirne lo sviluppo. Il politico locale di turno che usa l’opera per propagandare il proprio mandato. Il tutto pagato a carissimo prezzo dai cittadini. Non si conoscono i colpevoli, non si sa chi ha sbagliato. Si conoscono solo le vittime: i cittadini, tanto per cambiare. Ma quello di Gallodoro è solo un caso emblematico. La situazione dei comuni siciliani e di quelli messinesi in particolare modo è davvero critica. Basti pensare che in Sicilia oltre 300 comuni su 390 non hanno approvato il rendiconto sul bilancio 2006 entro la data prestabilita. In provincia di Messina sono 79 su 108 i comuni “ritardatari”. Una situazione disastrosa che coinvolge grandi e piccoli centri. Il governo nazionale taglia i fondi destinati agli Enti Locali e gli amministratori sono costretti ad aumentare le tasse. A pagare, ancora una volta, non è chi ha sbagliato ad amministrare, ma i cittadini.

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