Archive for febbraio 2006

Il Comune chiede la riapertura dell’Oratorio

febbraio 9, 2006


Il sindaco di Scaletta Zanclea, Mario Briguglio e il commissario straordinario al Consiglio Comunale, Salvatore Vernaci, con apposita delibera hanno ufficialmente richiesto alle suore dell’Ordine di Maria Ausiliatrice di riaprire l’oratorio San Ludovico. Qualora le suore non potessero gestirlo, il Comune ne richiede comunque la concessione a titolo gratuito.


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Successo per la prima marcia della gioventù jonica

febbraio 9, 2006

Ha riscosso un buon successo la manifestazione che si è svolta domenica 5 febbraio a Roccalumera nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione della Giornata nazionale per la vita. Alla marcia, voluta dal sindaco di Roccalumera Gianni Miasi in collaborazione con la Provincia Regionale di Messina, l’USL 5 e il consultorio familiare di Roccalumera, hanno partecipato numerosi giovani e studenti provenienti dai vari paesi della riviera. Una giornata di festa e di riflessione. Divertimento e impegno sociale. All’iniziativa hanno aderito anche importanti associazioni umanitarie come Amnesty International, Avis, Croce Rossa, Emergency, Gifra, Movimento per la vita e Unitalsi. Scopo della giornata per la vita è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi inerenti la tutela di ogni forma di vita.

Occorre battersi contro l’egoismo, in difesa della famiglia. Per rispettare la vita, bisogna cominciare a difendere la vita di chi è più debole e indifeso. Rispettare la vita significa mettere al primo posto la persona e non gli interessi materiali ed economici. Messaggi che in una società industriale e consumistica come la nostra, troppo spesso vengono dimenticati. La cronaca di giornali e tv ci racconta quotidianamente di bambini abbandonati nei cassonetti, come se fossero un problema del quale disfarsi al più presto. Una manifestazione dal nobile valore, alla quale i cittadini dei paesi jonici hanno risposto in maniera entusiasta.


Passo avanti per la «Scuola Antichi Mestieri»

febbraio 9, 2006

Fiumedinisi – Procede positivamente il percorso del progetto lanciato dal Comune di Fiumedinisi al quale partecipano tutti i Comuni della riviera jonica. La Regione, infatti, ha notificato il decreto del finanziamento di due milioni e mezzo di euro per la realizzazione della scuola degli Antichi Mestieri . Un progetto ideato e fortemente voluto dal sindaco Cateno De Luca. Un progetto che , tra le altre cose, si pone anche l’obiettivo di creare nuove opportunità occupazionali . L’idea è quella di tenere in vita vecchie professioni che rischiano di essere abbandonate. Calzolai, fabbri, pastori, ma anche innestatori, potatori, artigiani del legno. Tutte attività che rischiano di essere spazzate via dalle nuove tecnologie e abitudini consumistiche. Chi sa come si realizzano gli “scanneddi” (piccoli sgabelli realizzati con le «felle»)? Chi sa come si costruisce un cestino di rami di ginestra? Chi sa come fare il campanaccio per i greggi di pecore? E il loro tipico collare in legno curvo che lo regge? Tutti oggetti che rischiano di sparire, ma che in realtà potrebbero godere di maggior fama se meglio sponsorizzate e commercializzate. Investire sulla cultura e sulle tradizioni, per tenere viva la storia e la memoria di tempi antichi. Un’ investimento che potrà avere dei riscontri positivi anche sull’economia e l’occupazione locale. Non industrie, ma cultura, tradizione,turismo. Nel rispetto dell’ambiente e del territorio. Un’idea “rivoluzionaria” , e contro corrente. In tempi di Internet ed alte velocità, riscoprire la lentezza vivibile che caratterizzava la vita rurale di un tempo. Gli istituti professionali e gli enti di formazione che fino ad oggi siamo stati abituati a conoscere,hanno sempre mirato e mirano tuttora a formare operatori informatici o elettrotecnici. Nella nostra regione vi è un elevato numero di specializzati in materie meccaniche o scientifiche. Tutte professioni richieste al Nord Italia, ma praticamente inutili al Sud. Nelle realtà produttive siciliane, necessitano tecnici con ben altre competenze. Da quelle agricole a quelle ittiche. È diventato difficile trovare un giovane in grado di innestare ,per fare un esempio, e non esistono attività di trasformazione e conservazione di pesce. I presupposti per realizzare una concreta opportunità di riscatto per le nuove generazioni ci sono tutte. Spetterà ai nostri amministratori saperla portare a termine.


Povera … Limina. Secondo uno studio del Sole 24 Ore è il paese più povero della provincia nel 2005

febbraio 2, 2006

Triste primato per il piccolo paese della Val d’Agrò quello assegnatole dalla classifica del centro studi «Sintesi» del Sole 24 Ore. Ultimo paese della provincia di Messina per ricchezza, con un imponibile annuo medio per famiglia di soli 8.717 euro. Cifra che comunque non è la più bassa della Sicilia. Il Paese più povero dell’isola,infatti risulta essere Mazzarrone in provincia di Catania con un imponibile Irpef di appena 6.326 euro. La provincia siciliana più povera invece è quella di Caltanissetta con 19.541 euro. La città di Messina con i suoi 23.741 euro rientra comunque tra i tre capoluoghi più ricchi dell’isola dopo Palermo (24.559) e Catania (24.435). Il rapporto del centro studi «Sintesi» , «Analisi della distribuzione dell’imponibile Irpef» si basa sui dati delle denunce Irpef del 2002 fornite dal Ministero dell’Interno e riportate al 2005 attraverso l’indice Foi (indice dei prezzi al consumo per famiglie operai e impiegati) dell’Istat. I dati del rapporto però, non sorprendono più di tanto gli abitanti del piccolo centro collinare. Limina, come anche la maggior parte dei paesi siciliani, non può contare né su grosse industrie, né su grosse aziende agricole. Le poche e piccole attività rurali a conduzione familiare presenti sul territorio, non possono certo soddisfare la vasta richiesta occupazionale del paese. I limnesi più fortunati trovano occupazione come operatori turistici negli alberghi dei vicini centri di Taormina e Giardini Naxos.Il resto dei giovani di oggi, come quelli di cinquant’anni fa, è costretta a lasciare il piccolo paese per emigrare al Nord Italia o all’estero in cerca di un posto di lavoro dignitoso. Un fenomeno quello dell’emigrazione che nonostante il susseguirsi delle varie amministrazioni locali,regionali e nazionali, di qualsiasi colore politico, non accenna ad attenuarsi. Anzi continua oggi come ieri e non si scrutano nell’immediato futuro soluzioni al problema. Rilancio turistico, sviluppo agricolo, incentivi alle imprese artigiane…tutte scommesse rimaste irrisolte, a spese delle giovani generazioni liminesi. Sono queste dunque le condizioni, che fanno di Limina un paese povero,un paese abitato prevalentemente da pensionati e da studenti. Un paese che nel 2006 come nel 1956 non riesce ancora a garantire ai propri figli un futuro dignitoso. Il quadro che esce fuori dal rapporto del Sole 24 Ore, Limina a parte, è ancora una volta quello di un profondo divario economico tra Nord e Sud Italia. I redditi dei paesi siciliani sono di gran lunga più bassi dei paesi del nord Italia. Su 390 comuni, infatti, ben 367 si collocano sotto i 20.000 euro annui a famiglia. Un dato preoccupante che deve far riflettere le nostre classi dirigenti.

S. C.